blah

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Stephen Wolinsky nel suo libro “Trances People Life healing approaches in quantum psychology” (Bramblebooks 1991) presenta la sua personalissima e originale idea dell’ipnosi, che altro non è, secondo lui, che la de-ipnosi dalle trance quotidiane in cui tutti noi viviamo.

Wolinsky: “ vede i fenomeni di trance come il mezzo con il quale il sintomo è creato e mantenuto.”. Compito dell’ipnosi non è quindi quello di creare una trance per risolvere il sintomo, ma di creare uno stato di non-trance “in cui i sintomi possono essere rapidamente alleviati. … il lavoro dell’ipnoterapeuta non era più quello di indurre una trance, ma piuttosto de-ipnotizzare l’individuo dalla trance che stava già sperimentando. In breve, non c’era ragione di creare un’altra trance per contrastare il sintomo; piuttosto era più semplice e facile utilizzare la trance (il sintomo) che il cliente portava nella seduta.”

Quando qualcuno dice delle cose che non condivido, o a cui non posso credere senza una prova ulteriore, soprassiedo ogni giudizio. Non mi interessa sapere se l’interpretazioni di Wolinsky è giusta o sbagliata, semplicemente perché non c’è modo di saperlo. Certamente lui ha portato questo suo modo di fare ipnosi sul campo, e con buoni successi, quindi non è del tutto da scartare. Se riusciamo ad utilizzare il suo sistema, possiamo ottenere buoni risultati, altrimenti meglio lasciare perdere.

Anche se non condivido necessariamente le sue idee, Wolinsky mi piace per come scrive e per come dice le cose. “Mettiamo che una mattina ti svegli e ti senti “blah””. Come si fa a non volere bene a chi scrive questo? Quante mattine ci siamo svegliati sentendoci blah? “Questo è tanto descrittivo sul vostro stato quanto può essere. Ti senti semplicemente blah, e non ti piace. Un modo di lavorare con questo è semplicemente rimanere con lui qualche minuto. Sdraiati in una posizione comoda e concentrati sulla sensazione che comprende provare blah ricreando con gli occhi della mente il momento appena prima del risveglio. Nota quello che dici a te stesso e scrivi quello che viene fuori, per esempio: “La vita è dura. E’ domenica e non ho niente da fare. Sono così annoiato, cosa farò tutto il giorno? Mi sento vuoto … la mia vita è vuota. Molte persone aspettano il weekend; ci deve essere qualcosa di sbagliato in me.”
Voila, blah!

L’esercizio proposto in poche righe non è da scartare come un esempio di poco conto. Fatto con regolarità, scrivendo le sensazioni che ci vengono alla mente, permette di dissociarci da quelle stesse sensazioni, di guardarle dall’esterno come se appartenessero a qualcun altro.

Continuando a praticare per qualche tempo, ci si accorge che si può ragionare sulla sensazione, che magari si può scomporre, che è formata da parti e che si può lavorare su ogni singola parte un po’ alla volta. E una volta iniziato il processo, blah si trasforma, diventa qualcosa che possiamo riconoscere, manipolare, cambiare, eliminare dalla nostra vita.